FCZ2019: anticipazioni

#1

Oskar Alegria, Zumiriki

È possibile viaggiare due volte nello stesso ricordo? L’autore si è costruito una capanna di legno sulla sponda isolata di un fiume, proprio di fronte all’isola dove giocava da bambino, oggi sommersa dopo la costruzione di una diga. L’obiettivo era tornarci, ma l’acqua ha reso la terra invisibile. Solo gli alberi emergono dall’acqua come parti di un giochino rotto. Per questo l’aria fra i tronchi era l’unico spazio rimasto, le uniche vestigia di un passato da conquistare.

Questo film è il diario di un naufrago della memoria; 4 mesi di un’esperienza degna del Walden di Thoreau, vivendo in una capanna isolata nel paradiso perduto della sua infanzia, in compagnia di due galline, un piccolo orto e un orologio che si è fermato per sempre alle 11, 36 minuti e 23 secondi.

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#2

György Pálfi, Final Cut – Ladies and Gentlemen

Una storia d’amore lunga quanto l’intera storia del cinema, composta da spezzoni di 451 altri film. Un’opera totale di mash-up, che ci mostra come il cinema zero può essere anche fatto esclusivamente di altro cinema, rubato o, per meglio dire, rimescolato. L’autore lo realizza in risposta alla crisi produttiva del cinema ungherese: se non ci sono soldi per girare, si può fare un film utilizzando quello che è stato girato da altri.

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#3

Dziga Vertov, Kino-Glaz

I primi anni dopo la rivoluzione raccontati con sguardo attento e sensibile, capace di scovare la vita pulsante della nuova società, ma lasciandone presagire anche le tragedie. Un documento straordinario di un’epoca straordinaria, dove film d’autore, documentario e reportage si fondono in un unico strabiliante spettacolo visivo.

#4

Oskar Alegria, La casa Emak Bakia

Un documentario che, con sguardo molto personale, racconta la ricerca delle tracce della celebre opera di Man Ray “Emak Bakia”. Un appuntamento per rivendicare ancora una volta l’importanza del cinema autonomo e artigianale, dalle origini ai giorni nostri.

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#4bis

Man Ray, Emak Bakia

Il celebre video-poema di Man Ray, che ci riporta alla stagione del cinema artigianale surrealista, fatto di sperimentazione e forte di un rapporto diretto e strettissimo, poi perduto con lo sviluppo industriale del cinema, fra l’autore e la sua opera.

#5

Agostino Ferrente, Selfie

Amicizia, amore, futuro, delinquenza e discriminazione attraverso gli occhi e i video-selfie di due ragazzi, Alessandro e Pietro, nati e cresciuti nel Rione Traiano, un quartiere difficile di Napoli. Agostino Ferrente affida ai ragazzi la macchina da presa, in questo caso un cellulare, e attraverso la loro quotidianità racconta anche fatti di cronaca, come l’omicidio di Davide Bifolco ucciso da un poliziotto perché scambiato per un latitante. Agostino Ferrente ama Napoli, la conosce e la mostra attraverso gli occhi di due giovani amici fraterni.

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#6

Agostino Ferrente – Giovanni Piperno, Le cose belle

Non solo “Selfie”, per quanto riguarda l’opera di Agostino Ferrente al FCZ2019: ancora un racconto potente sull’adolescenza e sul passaggio all’età adulta, ancora Napoli protagonista. Con “Le cose belle”, Ferrente e Piperno raccontano, dieci anni dopo, la vita, i sogni e le aspettative di quattro ragazzi che avevano intervistato da adolescenti.

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