IL FESTIVAL
A più di cento anni dalla sua nascita, quella cinematografica è ancora considerata la settima arte: eppure alla dimensione artigianale degli inizi sono subentrate progressivamente un’ottica produttiva industriale e un processo creativo sempre più complesso, che coinvolge una quantità sempre maggiore di professionalità diverse. L’idea dell’arte come invenzione ed espressione individuale non è mai appartenuta al cinema, se non nelle sue primissime fasi; al contrario il film è, soprattutto oggi, il risultato finale del lavoro svolto su piani diversi (economico, commerciale, tecnico e artistico), attraverso il compromesso continuo fra contingenze diverse. Il ruolo del regista all’interno della “propria” opera d’arte non è paragonabile a quello del pittore, dello scrittore o del fotografo, la sua posizione è piuttosto inserita in una complessa azione di coordinamento e di mediazione fra i diversi elementi della produzione cinematografica.
Le difficoltà della realizzazione tecnica fanno sì che l’aspetto economico sia centrale nella produzione di un film: il cinema è per lo più una questione di risorse da investire, di tecnologia, di mezzi di produzione. Anche il cinema “indipendente” necessita di cospicui investimenti, e di conseguenza di risultati commerciali tali da permettere di rientrare almeno dei costi di produzione. Persino il mondo dei cortometraggi è fortemente condizionato dalle possibilità economiche della produzione: l’uso di materiali e attrezzature diverse, di supporti diversi, la qualità della fotografia, dell’illuminazione e del sonoro, le possibilità scenografiche sono, nella valutazione comune, spesso assai più importanti della creatività e dell’inventiva dell’autore; più importante dell’artista è il mezzo tecnico con cui questi ha la possibilità di esprimersi.
Da Roberto Rossellini a David Lynch, sono molti gli esempi di registi che hanno cercato di ottenere la maggiore autonomia e indipendenza possibile attraverso la riduzione, a volte anche considerevole, del budget dei propri film: più alti sono i costi, minore è la libertà dell’autore, e la logica commerciale prende il sopravvento su quella artistica. In questo senso l’avvento della tecnologia digitale concede maggiori possibilità a costi più limitati. Nonostante questo, paradossalmente, appare sempre più difficile che un film senza una produzione forte alle spalle possa trovare spazio nel mercato cinematografico internazionale. La promozione e la distribuzione, l’aumento esponenziale dell’uso di effetti speciali molto complessi (e quindi costosi), l’enorme costo degli attori più seguiti dal pubblico, fanno sì che lo spazio per un cinema più propriamente artistico sia sempre minore, a favore di prodotti costruiti solo secondo le esigenze del mercato.
Il Funambolo, seguendo questa riflessione generale, si propone di organizzare un concorso mirato all’azzeramento di questo progressivo distacco fra il cinema è la produzione artistica tradizionale. Attraverso le nuove tecnologie, ampiamente alla portata di ogni artista di talento, si vuole proporre un paradossale ritorno ad una forma di artigianato che torni a puntare l’attenzione sulla creatività pura del singolo artista. Si vuole cioè proporre un confronto fra autori a partire da un’idea di “cinema zero”: film a costo zero, prodotti artigianalmente con il solo ausilio di comuni telecamere digitali (o persino di macchine fotografiche, webcams o telefoni cellulari) e di programmi informatici di montaggio facilmente accessibili e utilizzabili, e realizzati da singoli o piccoli gruppi di persone. Un concorso in cui tutti i partecipanti abbiano realizzato il proprio corto con gli stessi mezzi, e in cui tutti partano alla pari, da zero.
Un concorso di “cinema zero” non si propone solo di valutare gli artisti che si esprimono con le medesime possibilità, ma anche a scambiare idee e spunti per aggirare i limiti tecnici attraverso la creatività. Si propone un dialogo fra registi che sperimentano con mezzi cinematograficamente poveri e un confronto fra le diverse esperienze, con il coinvolgimento di un regista che, partendo da una forma di cinema zero, ha poi avuto modo di affermarsi nell’ambito di produzioni di maggior rilievo. Oltre a questo però si vorrebbe anche incoraggiare una riflessione nel pubblico, poco abituato a valutare un film seguendo questa ottica; riportare l’attenzione alla creatività dell’artista significa affrontare con una visione critica differente la fruizione dell’arte cinematografica, saperne valutare e distinguere i pregi più puramente artistici, e considerare maggiormente il talento dell’autore.
